La mia esperienza al Master di Game Design della IULM.

La mia esperienza al Master di Game Design  della IULM è stata estremamente negativa. Ho pagato una retta di 5.490€ per un corso pieno di problemi e contraddizioni di vario genere.

Copiare è Team Work!

Per via del Covid-19, il Master si è tenuto solamente via online. Le cartelle degli studenti erano pubbliche e qui sono sorti i primi gravissimi problemi perché non esisteva la privacy e tutti potevano vedere i compiti altrui. Sono sorti quindi casi di plagi che sono stati ignorati o addirittura additati come “Team Work“.

Il corso è aperto veramente a tutti?

Il corso si definisce accessibile anche a chi ha lauree umanistiche ma in realtà non è così perché si viene inseriti in classi con persone laureate in programmazione e gli esercizi da consegnare sono uguali per tutti. Vengono spiegate le basi ma poi viene richiesto (sempre in forma di esercizio) di cercare e risolvere i propri dubbi utilizzando internet. Pagando una retta così alta l’aspettativa non è quella di essere mandati allo sbaraglio su Google sperando che qualcuno abbia avuto il tuo stesso dubbio. Senza contare, che chi viene da facoltà umanistiche, solitamente non ha un buon rapporto con la matematica o la logica. Basta una maiuscola di troppo, una parentesi dimenticata e il codice risulta errato, il coding richiede una conoscenza ben precisa delle sue regole.

Mi è capitato di sbagliare dei codici e l’insegnante li ha fatti vedere a tutti dicendo che non mi stavo impegnando e che l’avevo deluso mortificandomi davanti ai miei compagni di classe più e più volte. Non mi aspettavo un trattamento del genere considerando che avevo più volte segnalato che ero in difficoltà ma che stavo cercando di fare del mio meglio, sparare su una Croce Rossa sarebbe stato uguale.

La narrativa non conta nulla.

Quando ho presentato il mio progetto di visual novel sono stata osteggiata perché a una parte del corpo docente non piaceva leggere e considerava il genere inferiore rispetto a giochi con meccaniche. Uno di loro ha addirittura affermato che avrebbe dato voti maggiori a coloro che avessero utilizzato meno testi possibili andando contro il corso di writing che, al contrario, ci spronava a scrivere.

3D vs. 2D

Sempre lo stesso insegnante, voleva obbligarci ad utilizzare il 3D. Una parte dei docenti, al contrario, ci spronava al 2D perché più semplice da realizzare, il risultato è stato il caos totale.

“Ti abbasso il voto!”

A metà corso è poi sorto l’obbligo di coinvolgere persone esterne nel nostro progetto videoludico, in caso ci fossimo rifiutati ci avrebbero abbassato i voti. Tutto il Master è una minaccia al “ti abbassiamo i voti” e “non prendi la borsa di studio“, se esprimi la tua opinione sincera sei marchiato a vita.

C’è chi aveva parenti nel design, chi è riuscito a comprare plug-in e asset vari e chi (come la sottoscritta) ha dovuto chiedere con imbarazzo ai propri amici aiuto e ancora oggi non so come sdebitarmi con loro.

Cosa c’è dietro ai Game Talk.

Cosa sono realmente i Game Talk tanto pubblicizzati sul sito: docenti universitari e giù di lì che parlano di loro stessi e dei loro progetti, gli studenti (obbligati) a seguirli sono l’unico loro pubblico nonostante siano eventi aperti a tutti (giusto per far capire quanto sia l’interesse verso questi talk). Il giorno dopo gli studenti sono obbligati a presentare a questi docenti il proprio progetto, si ha mezz’ora di feedback e dopo si è liberi di uscire dalla conversazione. Gli studenti sono costretti a ripetere per almeno 8 volte il proprio pitch per questi talk (la media di una volta a settimana), un processo snervante e noioso.

La promessa dello Stage.

La promessa di uno stage è totalmente fittizia. Una volta finito il Master siete lasciati a voi stessi, lo stage dovete cercarvelo da soli, l’università non vi aiuta.

Lo rifarei? Ovviamente no!

Ho provato anche a segnalare al rettore della situazione di questo Master ma non ho mai ricevuto risposta visto che ormai i miei soldi sono stati intascati. Questa è la serietà e il vero volto dell’università italiana.

2 commenti

  1. Ti ringrazio per il tuo feedback sul corso, ne terrò conto quando dovrò valutare come proseguire gli studi una volta laureato in informatica.

    Vorrei farti delle precisazioni, però, quasi a fare l’avvocato del diavolo, per poter creare una discussione più approfondita a riguardo:

    1. Seppur da come lo hai descritto tu, la situazione sembrava fin troppo eccessiva, quasi a cercare di mettere una pezza alle lacune dei professori in maniera inefficace , è in realtà buona prassi degli insegnanti universitari, in particolar modo nei corsi inerenti a settori di mercato, ricerca e scoperta delle tematiche più recenti (quali ad esempio l’informatica) insegnare e far fare pratica a come poter effettuare al meglio le ricerche su Google (in particolar modo sviluppando nello studente un buon vocabolario e lessico tecnico della materia) per poter ottenere nuove conoscenze estremamente tecniche e mirate nel minor tempo possibile, anche in un luogo lavorativo.

    2. Seppur dovrebbe essere considerate valide anche le Visual novel, in quanti veri e propri giochi con un loro settore e mercato nell’industria, rimane comunque comprensibile lo scetticismo dei professori verso tali videogiochi: il master ha come nome game design, e le Visual novel per loro natura, sono i videogiochi che tendono a concentrarsi nello sviluppare ed avere meno elementi di game design possibile tra tutti i videogiochi. Infatti, spesso, se non quasi sempre, rispetto agli altri generi, tendono a mettere al centro dell’attenzione la narrativa piuttosto che il gioco, con questo ultimo “al servizio” della prima, quando invece in qualsiasi altro genere l’elemento cardine è il gioco e il suo design (con quindi relative meccaniche) e tutti gli altri elementi artistici e tecnici che lo compongono (tra cui la narrativa) ne sono “al servizio” ovvero servono per migliorarlo, renderlo ancora più gradevole e completarlo artisticamente. Infatti, tendenzialmente un consumatore sceglierà come media un libro se vorrà leggere e immaginarsi in maniera concreta gli elementi astratti di una storia scritta su un testo, un film se la vorrà vedere già concretizzata e un gioco se ne vuole fare parte in prima persona (o meglio, talvolta “in terza persona” ). Se già quindi nella creazione di un buon film ci si raccomanda sempre “show don’t tell” figuriamoci in un videogioco, dove mostrare non basta ma bisogna creare un esperienza tale da poter essere la causa dell’interazione tra videogiocatore e videogioco.

  2. Ti ringrazio per il tuo commento e la tua opinione.
    Il problema è che quando ho fatto l’iscrizione mi avevano detto che per loro andava bene che sviluppassi una visual novel, sono stata chiara fin da subito riguardo cosa volevo realizzare. Una volta presi i soldi e iniziato il corso invece ho trovato una parte degli insegnanti contrari e per questo che sono furibonda. Per prendersi la retta ti fanno tante belle promesse per poi trattarti a pesci in faccia e questo non va assolutamente bene,

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